Hansel e Gretel – Palmoli 2025
INTRO
Il tema di questo articolo è la vicenda relativa alla “casa nel bosco”, il fine è trovare un’interpretazione altra, una posizione rispettosa degli esseri umani tutti, che non riduca il dibattito pubblico alla solita sterile divisione in due schieramenti.
Per usare una metafora biblica, si divide il popolo, come il mare d’Egitto, e intanto Mosè se la svigna e ci fa il dito da lontano. Per usare invece un termine tecnico, diremmo “Finestra di Overton”, una tecnica di comunicazione il cui obiettivo è rendere accettabile qualcosa che al momento moralmente non lo è.
Il tramite di interpretazione è la fiaba, le radici collettive del pensiero, nello specifico Hansel e Gretel.
LA FIABA
Siamo nel 1812, i fratelli Grimm pubblicano la prima edizione della trascrizione di questa narrazione popolare che affonda le sue radici nella notte dei tempi e che appartiene a un antico filone narrativo europeo chiamato dagli studiosi ATU 327A.
Due genitori, il cui ISEE doveva essere molto al di sotto della soglia di povertà, decidono di sbarazzarsi dei propri figli, pena la morte per inedia dell’intero nucleo familiare.
I due piccoli vengono abbandonati nel bosco e dopo un lungo e penoso peregrinare si imbattono in una splendida casina “fatta di pane e coperta di focaccia; ma le finestre erano di zucchero trasparente”; affamati iniziano a mangiare e il loro rosicchiare attira la padrona di casa: una vecchina un po’ tetra, che inizialmente li terrorizza col suo aspetto, ma poi li accoglie con parole dolci e offre loro albergo:
“Fu loro servita una buona cena, latte e frittelle, mele e noci; poi furono preparati due bei lettini bianchi, e Hansel e Gretel si coricarono e credevano di essere in paradiso.”
L’indomani la vecchia si rivela per quel che è veramente: una strega cannibale; e così Hansel finisce all’ingrasso e Gretel al servizio.
Abbiamo due principi che incarnano il male: la famiglia, che abdica al suo ruolo di protettrice e nutrice dei figli, e la strega, una vecchia donna che vive al margine della società e che tende pericolose trappole.
I bambini vengono così traditi due volte: la famiglia non può proteggerli e la strega li nutre per mangiarseli.
LA REALTÀ
Di recente i media hanno scovato e portato alla ribalta la succulenta casetta nel bosco: si trova in Abruzzo, a qualche chilometro da Vasto, nel comune di Palmoli, è abitata da una famiglia felice composta da due completi sconosciuti, lui inglese e lei australiana, e dai loro tre figli, che vivono felicemente, in autosufficienza energetica, in armonia con la natura e soprattutto fuori dalla Matrix.
Così l’hanno dipinta.
La famiglia viene alla ribalta a causa di un’intossicazione da funghi avvenuta circa un anno fa: ne hanno mangiati troppi e sono stati male, sono andati al Pronto Soccorso e questo ha attivato i Servizi Sociali:
“la famiglia viveva in un rudere fatiscente e privo di utenze e in una piccola roulotte; i minori non avevano un pediatra e non frequentavano la scuola; la loro situazione era giunta a conoscenza del Servizio Sociale a seguito dell’accesso al pronto soccorso della famiglia per ingestione di funghi”.
E la vita facile e felice nella fiabesca casina diventa una vita insicura, miserabile e indegna, i bambini vengono esposti e si desta l’attenzione della strega cattiva: lo Stato, interpretato dal Presidente del Tribunale dei Minori dell’Aquila, una giudice donna.
Mentre la macchina burocratica attivata fa il suo inesorabile corso, arrivano i media e giù a valle l’opinione pubblica si scatena, dividendosi rigorosamente in due parti:
- Non siamo più nel 1800, i bambini sono isolati e senza cure mediche, vivono male e in povertà assoluta.
- Non vengono tolti i figli alle madri che li uccidono (con riferimento alle tristi vicende di Trieste e Lecce), ma vengono tolti a una famiglia che li ama e li accudisce.
E l’ormai immancabile “Meritiamo l’estinzione”.
Tutti hanno ragione, nessuno ha torto (tranne quelli che associano merito e estinzione), ma intanto Hansel è prigioniero e Gretel è schiava.
Che gioco è, mi domando.
Nel marasma, la famiglia rifiuta di collaborare con gli assistenti sociali, ma collabora con i giornalisti de “Le Iene”, che fanno un servizio televisivo in cui la casa nel bosco diviene un locus amoenus, un idillio a cui tutti dovrebbero ambire. La notizia fa il giro del web e la giudice diventa una brutta e cattiva strega che vuole solo mangiarsi i bambini; di fronte allo Stato che chiede visite mediche e accertamento dello stato vaccinale dei bambini, i genitori rispondono che lo acconsentiranno in cambio di 50mila euro a figlio.
“Contrariamente all’impegno a collaborare dichiarato all’udienza, i genitori non hanno inteso più avere incontri e colloqui con gli assistenti sociali. È stata quindi necessaria una visita domiciliare nel corso della quale i genitori hanno impedito l’accesso all’abitazione e un contatto diretto tra gli assistenti sociali e i minori”
“I genitori hanno fatto partecipare i figli a una trasmissione televisiva a diffusione nazionale […] violando il diritto dei minori alla riservatezza e alla tutela dell’identità personale”, hanno inoltre “mostrato di fare uso dei propri figli allo scopo di conseguire un risultato processuale a essi favorevole”.
“I genitori hanno dichiarato che consentiranno gli accertamenti richiesti dalla pediatra se verrà loro corrisposto un compenso di 50.000 euro per ogni minore”.
“In considerazione delle gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all’integrità fisica e psichica, all’assistenza materiale e morale, alla vita di relazione e alla riservatezza, i genitori vanno sospesi dalla responsabilità genitoriale.”
IL PARALLELO
Come nella fiaba antica, nella vicenda di Palmoli abbiamo:
- Una famiglia che non riesce a proteggere i propri figli e li espone al rischio;
- Una casa nel bosco che pare meravigliosa, ma nasconde una trappola mortale;
- Un mangiare che suscita il manifestarsi dello spirito maligno;
- una strega che“autorizza l’esecuzione dell’ordine di allontanamento con l’assistenza della forza pubblica”, che strappa i bambini dalla famiglia e li rinchiude in una casa di assistenza.
Quale metodo migliore, ci si potrebbe chiedere, per favorire disastri psicologici, per coltivare il trauma e la dissonanza cognitiva!
“La vecchia fingeva di essere benigna, ma era una cattiva strega, che insidiava i bambini e aveva costruito la casetta di pane soltanto per attirarli. Quando un bambino cadeva nelle sue mani, l’uccideva, lo cucinava e lo mangiava; e per lei quello era un giorno di festa.”
Come non intravedere echi di altre vicende, tra cui il tristemente noto Bibbiano.
CUI PRODEST?
È qui che l’idillio della famiglia nel bosco comincia a odorare di trappola.
Abbiamo una famiglia contro lo Stato, tre bambini nati in Italia strappati alla loro vita quotidiana, privati del diritto all’infanzia, separati dai loro genitori, come nelle peggiori storie di guerra, violenza e abusi.
Cosa penseranno quei bambini? Che i loro genitori non sono in grado di proteggerli. Non sono cattivi, sono impotenti; che lo Stato li accoglie e li nutre ma in sostanza li intrappola.
E in tutto questo si scatena la tempesta sui social e la gente si insulta nei commenti. È la divisione del Mar Rosso: da una parte gli idealisti, dall’altra i fautori della sicurezza. Due litiganti e un terzo che gode.
A chi conviene tutto questo?
1. Conviene alla narrativa secondo cui “fuori dal sistema sei pericoloso”.
Il messaggio implicito è cristallino: se vivi nella natura, se rifiuti la scuola, se scegli l’autosufficienza, non sei alternativo — sei sospetto. E il sospetto è il primo gradino per giustificare il controllo.
2. Conviene allo Stato che rafforza il suo ruolo di tutore assoluto.
Ogni volta che interviene in modo eclatante, spesso tradendo lo scopo del servizio che dovrebbe rendere, lo Stato ribadisce il principio per cui i nostri figli appartengono a lui prima che a noi.
E l’opinione pubblica, divisa in due curve da stadio, non vede il punto centrale:
il potere si espande quando la discussione si polarizza.
3. Conviene ai media, che vivono di storie perfette per spaccare in due il pubblico.
La famiglia bucolica vs il Tribunale repressivo.
La natura vs lo Stato.
La libertà vs la responsabilità.
E mentre questo accade, chi perde? I bambini.
Perché il punto non è “difendere la famiglia” o “difendere lo Stato”.
Il punto è che la famiglia li ha esposti e lo Stato li ha strappati.
E nella zona grigia tra questi due poli d’ombra cresce il terreno perfetto dove far germogliare il messaggio sotteso dalla finestra di Overton: se vuoi tenerti i tuoi figli resta accucciato nel gregge.
ALLA FINE DELLA FIABA
Come in ogni fiaba il male produce sempre il bene.
Gretel uccide la strega, facendola ardere tra spaventose grida, libera il fratello e insieme tornano a casa, con le tasche piene di gioielli.
“L’uomo non aveva più avuto un’ora lieta da quando aveva lasciato i bambini nel bosco, ma la donna era morta”.
Sob!
S.M.